Umberto Cavenago

Sottiletta, 1991

Lamiera zincata, alluminio e acciaio

182 × 12 × 186 cm


Con questa terza realizzazione "Sottiletta" raggiunge una condizione di piena autonomia.

La forma non viene più sottoposta a verifiche sostanziali; viene consolidata. Le proporzioni si ampliano, la presenza nello spazio acquista maggiore equilibrio, ma il principio rimane invariato: ridurre la scultura alla soglia minima della propria consistenza.
L'opera non ricerca la monumentalità attraverso la massa, ma attraverso la precisione del rapporto tra le sue dimensioni. L'estensione prevale sul volume. Lo spessore continua a sottrarsi allo sguardo, trasformando la materia in una presenza essenziale, quasi trattenuta.
Questa apparente semplicità è il risultato di un processo di progressiva eliminazione. Ogni elemento superfluo viene escluso fino a lasciare soltanto ciò che è necessario alla costruzione della forma. La scultura rinuncia all'espressività della materia per affidarsi alla misura, all'equilibrio e alla qualità costruttiva delle superfici metalliche.
Anche il titolo continua a svolgere una funzione decisiva. Sottiletta mantiene il proprio riferimento al linguaggio della produzione industriale, ma l'ironia iniziale lascia spazio a una riflessione più ampia sul progetto. L'opera sembra appartenere a una famiglia di oggetti che potrebbero essere costruiti, modificati e riprodotti senza perdere la propria identità. La forma non coincide più con un esemplare unico, ma con una regola capace di generare varianti.
Questa apertura costituisce uno dei passaggi più significativi della ricerca di Umberto Cavenago. La scultura smette di essere un oggetto concluso per assumere il carattere di un sistema. Ogni nuova realizzazione non sostituisce la precedente, ma la estende, verificando come una medesima idea possa adattarsi a dimensioni, materiali e contesti differenti senza alterare il proprio principio costruttivo.
Sottiletta del 1991 non rappresenta quindi la conclusione di una serie, ma il momento in cui una forma dimostra di poter continuare a esistere attraverso la variazione. È una scultura che non cerca una versione definitiva, ma la continuità di un pensiero progettuale.
Sottiletta

Installazione galleria Blancpain/Stepczynski, Ginevra


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