Umberto Cavenago

Gru, 1990

Lamiera zincata, acciaio e alluminio

220 × 80 × 95 cm


Quando la ruota tradisce se stessa

Anche questa terza redazione di Gru si presenta, a un primo sguardo, come un parallelepipedo chiuso, un volume in lamiera zincata, acciaio e alluminio che non allude formalmente a nulla della macchina da sollevamento che pure ne porta il nome. Ma è nel dettaglio della base, ancora una volta, che l'opera rivela la propria vera natura, e qui con una torsione ulteriore rispetto alle versioni precedenti.
Le ruote, infatti, non sono disposte secondo la logica più ovvia, quella di un contatto pieno e regolare con il suolo, capace di garantire uno scorrimento lineare e prevedibile. Sono organizzate, al contrario, in modo da non appoggiare correttamente a terra: toccano il pavimento non con la propria superficie di rotolamento, ma angolarmente, di spigolo, come se il peso dell'intero volume gravasse su un punto anziché su una linea di contatto. È un dettaglio minimo nella scala complessiva dell'opera, ma che ne sovverte silenziosamente la promessa funzionale: una ruota che spigola anziché rotolare non è più, propriamente, una ruota, è la citazione formale di una ruota, privata della sua efficienza meccanica primaria, resa instabile proprio nel punto in cui dovrebbe garantire la massima stabilità di movimento.
Il risultato è un oggetto che sta in equilibrio precario più che in scorrimento sicuro: un parallelepipedo che porta il nome di una macchina per sollevare pesi, ma che alla base non promette affatto un trasporto agevole, bensì un'andatura incerta, a scatti, condizionata dagli spigoli che di volta in volta toccano terra. Come già in Fuori squadra, anche qui la ruota smette di essere il dispositivo che garantisce la perfetta continuità del movimento su un piano orizzontale, e diventa invece l'elemento che dichiara, fin dalla propria conformazione, l'impossibilità di uno spostamento fluido: Gru può forse muoversi, ma solo vacillando, negoziando ogni centimetro di terreno con la stessa incertezza di chi cammina in punta di piedi su una superficie che non conosce.
LB., 2020
Gru

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