Il piccolo disegno del 1988 (Gregor, matita grassa e acrilico su cartoncino) immaginava un veicolo capovolto sul proprio dorso, le ruote rivolte verso l'alto, incapace di rialzarsi: una traduzione scultorea diretta dell'incipit kafkiano in cui Gregor Samsa si risveglia sulla schiena, le zampe che si agitano senza trovare presa. Vent'anni dopo, quell'intuizione germinale trova finalmente una sua realizzazione in acciaio, Gregor, 2008 (29,7 × 21 × 21 cm), un piccolo volume che appartiene a tutti gli effetti a una famiglia precisa di lavori nati in quegli stessi anni, accomunati da una misura non casuale.
Le dimensioni di Gregor 2008 non sono infatti arbitrarie: coincidono, come quelle di Senza titolo in A4 (2007) e Senza titolo in triplo A4 (2007, esattamente il triplo in lunghezza), con il formato standard del foglio A4 esteso in tre dimensioni. È una famiglia di opere, a cui appartengono anche Cyber (2008) e, più tardi, Pungolo (Impfmachine) (2008-2021), pensata non per il pavimento ma per la parete: piccoli volumi in acciaio dotati di ruote che non toccano il suolo, ma appoggiano direttamente contro la superficie verticale del muro, sospesi da terra come dichiara esplicitamente la scheda di Pungolo.
È qui che il rovesciamento immaginato nel 1988 trova una sua metamorfosi ulteriore, più sofisticata. Nel disegno originario, il veicolo giaceva orizzontale e capovolto, le ruote inutili puntate verso il soffitto. Nella realizzazione del 2008, il capovolgimento non è più orizzontale ma verticale: l'intero oggetto viene ruotato di novanta gradi e issato a parete, così che le ruote, anziché affondare inutilmente nell'aria come nel disegno giovanile, vengono ora premute contro una superficie verticale che non potranno mai davvero percorrere. È una diversa, più elegante forma della stessa impotenza: non più un veicolo rovesciato e immobile sul dorso, ma un veicolo che ha semplicemente cambiato pavimento, scambiando il suolo orizzontale con una parete che nega comunque, per altra via, ogni possibilità reale di rotolamento.
Gregor, 2022 (acciaio e cera vegetale, stesse dimensioni della versione del 2008) rompe però con questa soluzione a parete. Non più pensato per essere appeso, il lavoro torna a una condizione più vicina, concettualmente, al disegno originario del 1988: un corpo che giace, non più issato in verticale contro un muro ma restituito a una presentazione autonoma, quasi distesa. E introduce, rispetto alla versione precedente, un secondo materiale, la cera vegetale, che porta con sé un'instabilità nuova: dove l'acciaio è rigido, definitivo, la cera è soggetta a un possibile cedimento, a una malleabilità che allude proprio a quella condizione organica e vulnerabile in cui Gregor Samsa si ritrova all'apertura del racconto di Kafka, incapace di controllare il proprio corpo mutato.
Letta nella sua interezza, questa piccola costellazione di opere, dal disegno rovesciato del 1988, attraverso la serie a parete degli anni 2007-2008, fino al ritorno a una condizione più prossima alla giacitura originaria nel 2022, mostra quanto Cavenago sia tornato più volte, a distanza di decenni, sulla stessa intuizione germinale, variandone ogni volta l'orientamento spaziale e il vocabolario materico, ma senza mai abbandonare l'idea di fondo: un corpo-veicolo che non può rialzarsi, non può rotolare, non può tornare alla propria funzione, sospeso, come Gregor Samsa, in una condizione di impotenza che il tempo non risolve, ma soltanto riformula.
L.B., 2024