Sviluppando ulteriormente il concetto, l'opera di Cavenago può essere letta come una proposta utopica-distopica per un `ritorno all'agricoltura` in chiave contemporanea. In un'Italia post-industriale, segnata da disoccupazione giovanile e spopolamento rurale, l'installazione immagina un'economia di scala ridotta, dove la tecnologia semplice (la bici e l'irrigazione) democratizza la produzione alimentare. Questo `micro-coltivazione intensiva` anticipa temi oggi centrali, come l'agricoltura urbana, l'idroponica fai-da-te e le comunità resilienti al cambiamento climatico. Pedalare per irrigare non è solo fatica fisica, ma un atto performativo che coinvolge lo spettatore: l'opera invita il pubblico a interagire, trasformando l'arte da oggetto passivo a strumento attivo, in linea con la filosofia di Cavenago di creare `dispositivi` che destabilizzano lo spazio e il suo significato.
Sul piano sociale, l'opera commenta l'alienazione del lavoro moderno: il pedalare in cerchio richiama la routine alienante delle catene di montaggio o dei lavori precari, ma la riconnette a un output reale (l'acqua che nutre la terra), suggerendo che un vero `milione di posti di lavoro` potrebbe emergere da modelli decentrati e ecologici, piuttosto che da grandi piani statali. È una critica al capitalismo consumistico di Berlusconi, che privilegia il profitto rapido, proponendo invece un'etica del `fare con le mani`, un ritorno alle origini contadine dell'Italia, dove l'agricoltura non è arretratezza, ma sostenibilità e comunità. In questo, Cavenago allinea l'arte al dibattito ecologico: l'irrigazione simboleggia la necessità di `nutrire` la società dal basso, contrastando la desertificazione metaforica causata da politiche fallimentari.
Inoltre, l'opera riflette sull'evoluzione della scultura contemporanea: Cavenago, influenzato dalla sua formazione architettonica, critica le installazioni all'aperto tradizionali come `artificiali` e scollegate dal paesaggio, proponendo invece opere umili e funzionali che recuperano un `ruolo più profondo` per l'arte. Esposta in un parco di una casa di cura, enfatizza temi di cura e rigenerazione, estendendo la metafora agricola alla società malata che necessita di `irrigazione`, un nutrimento collettivo contro l'aridità politica.