FTM, 2007
ABS
L’opera in kit di Luca Scarabelli
Partiamo dall’evidenza: c’è una scatola con del materiale plastico da montare e il presupposto procedurale è il fai da te. Questo è l’invito diretto dell’operazione di Umberto Cavenago: fare propria l’esperienza creativa, apprendere una disciplina, conformarsi ad uno statuto, proiettarsi in una scienza, ma in scala ridotta. La confezione contiene un vero kit di montaggio per costruire la scultura “La 74” in scala 1:35. Il mondo da scoprire è quello che si rifà al regno del modellismo, che poi è sostanzialmente un hobby che consiste nel realizzare riproduzioni in scala di macchine, oggetti, persone o edifici e che trae le sue origini dall'abitudine di certi artigiani dei secoli scorsi di realizzare esemplari, in scala ridotta, dei loro prodotti per poterli mostrare ai clienti. Così questo modellino è un prodotto confezionato su misura per un cliente-collezionista che è invitato a mettersi alla prova: dopo la prova può così riprodurre scenari reali o immaginari di musei privati o pubblici, nei quali inserire ogni tipo di soggetto e di opera e in particolare appunto, questo piccolo La 74. Certo fra gli scenari più diffusi troviamo i soggetti plastici delle ferrovie, i percorsi automobilistici, i campi di battaglia, le piste automobilistiche, ma non è da sottovalutare e da escludere questa nuova possibilità, che si forma sull’ipotesi di un possibile diorama museografico, galleristico, fieristico e così via. In questo caso un ipotetico collezionista può usare il modellino come sostituto e simulacro della grande e pesante opera originale, e organizzarsi il proprio minimuseo o addirittura delle vere e proprie maquette, dei diorami, in cui disporre l’elemento della sua collezione d’arte in versione lillipuziana. Il modellismo statico comporta un buon grado di simulazione della realtà, un cambio di scala. Cavenago c’invita a riconsiderare il nostro sguardo e a ritrovare lo stupore dei bambini, con un modellino giocattolo, con un gioco innocente, ma non aspettatevi qualcosa di facile e veloce da assemblare. C’è un’istanza che silenziosamente accompagna la scatola: è quella della fatica. L’opera richiede un atto di fatica personale, anche se minima. C’è una modalità operativa che richiede la messa in pratica della propria lealtà verso il senso del fare, perché se si vuole vedere l’opera completa occorre proprio mettersi alla prova e uscire dal che fare? per darsi da fare, ed esprimere il proprio senso di solidarietà verso la finalità da raggiungere. Come si dice “quello che si acquista con fatica, riesce più caro”. La sapienza del fare non è un accessorio, una fascinazione, ma è intrinseca alla condizione dello scopo stesso: in questo caso, montare il kit. In questo gioco contano le regole prescrittive e c’è una via maestra da percorrere. C’è un procedere individuale che è fatto di momenti di dedicata attenzione, di concentrazione, di rischio calcolato, d’imprevisto, d’indagine conoscitiva delle parti dell’equipaggiamento assortito di cui è composto il kit, di pezzi che sono destinati ad una specifica funzione e solo a quella, di precise istruzioni che precedono tutti i passi. Non ci sono scelte arbitrarie ma norme da seguire, perché qui occorre andar dietro alle tracce e venire appresso con precisione agli schemi, per far sì che si scopra alla fine del lavoro, il piacere della tecnica che si fa verità. È la scoperta e lo stupore dell’opera d’arte. Per non sbagliare, il suggerimento è quello di programmare gli sforzi nei minimi dettagli, di procurarsi tutti gli strumenti occorrenti per realizzare il modellino (qui premurosamente forniti assieme al kit), e infine quello di suddividere in step i tempi lavorativi. La pratica costruttiva vera e propria (così come nel grande originale d’acciaio Cor-Ten di 216×205×300 cm) mette in azione una procedura dove non si lascia nulla al caso, dove la fantasia lascia il campo al metodo e all’istruzione, anche se in miniatura. C’è una scheda tecnica che non è solo informazione, ma una vera e propria trasparenza iconografica predisposta per portarti dove devi andare. C’è da mettere in pratica il senso della responsabilità nel fare, perché la fedeltà non è un optional, ma un’agire quasi rituale, che porta il risultato della fatica, secondo il grado d’attenzione con cui ci si dedica al lavoro, verso una costruzione felice o verso una costruzione infelice (che poi equivale alla distruzione dell’opera). Per amore dell’arte ci si rifugia in questi calibrati momenti di gioco e di elaborato ozio. Sì un gioco, un vero e proprio ludus, un puro gioco, che già Roger Caillois ci indicava come spazio di manovra in cui riprodurre in ambito protetto, alcuni impulsi presenti nella realtà (dal suo elenco poesia-catalogo estraggo ad esempio; la soddisfazione procurata dall’arte combinatoria, l’equilibrio dell’ingegnosità, la messa a punto di regole e norme, il dovere di rispettarle, la tentazione di aggirarle…) perciò un diversivo-divertimento, dove gli impulsi primari si lasciano andare sì nella realtà del gioco, ma che sempre ritornano al mondo reale. Un ulteriore motivo di riflessione è quello di cogliere nella miniatura l’aspetto ludico, in opposizione, all’aspetto ben più terribile del suo modello ideale primigenio, da cui tutto è partito, una macchina da guerra che per gli indomiti spiriti marinettiani e futuristi sorge come simbolo di un energico progresso tecnologico, cioè dalla suggestiva rilettura dell’avveniristica autoblinda Lancia-Ansaldo 1ZM del 1918, per il poeta Marinetti “alcova d'acciaio veloce, creato per ricevere il corpo nudo della mia Italia nuda”. Cavenago da parte sua, con il suo grande La74 del 2006, opera scultorea su ruote, semovente e abitabile (con annessa una simbolica alcova costituita da due cuccette abitabili di ispirazione militare), aveva già portato al grado zero la rappresentanza bellica di questo mezzo d’offesa, semplificandone gli attributi, eliminandone gli aggetti e le continue spigolature, evidenziandone per difetto, la primarietà di base della forma, trasformandolo in un corpo tozzo e minimale, sottolineando così la sua essenza di ancestrale contenitore. Il piedistallo che ci aspettiamo di vedere utilizzato come stacco e isolamento estetico di un oggetto è sostituito qui dal mondo, in realtà un minimondo, sviluppato giusto all’altezza del pavimento, o al limite su un piano di un tavolo di lavoro, dove la colla e il bisturi sono gli strumenti privilegiati di un universo creativo correlato di manuale d’istruzioni.
Photo @ Umberto Cavenago
Photo @ Umberto Cavenago
Photo @ Umberto Cavenago
Photo @ Umberto Cavenago
Photo @ Umberto Cavenago
Photo @ Umberto Cavenago
Mostra personale, "Fioretto Arte Contemporanea", Padova 2007
Photo © Alessandro Zambianchi, Simply.it
L'alcòva d'acciaio, 2014
Acciaio CorTen
380 × 220 × 420 cm
L'alcòva d'acciaio, 2011
"Acciaio CorTen"
210 × 300 × 160 cm
La 74, 2006
Acciaio CorTen
300 × 205 × 216